Con il triste addio di Diego Armando Maradona, affiorano ricordi, ma anche tantissime testimonianze.
Sono, però, in pochi, coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, e frequentarlo. Tra questi spicca il nome di Mario Vitale, da sempre nel mondo del calcio, il quale, quasi occasionalmente, ebbe la fortuna di incontrarlo.
Tutto nasce nell’anno 1984, stagione in cui l’estroso Mario ebbe l’incarico di allenare in serie D, il  Terranova Gela del Presidente Angelo Russello.
Una squadra formata da calciatori stranieri, arrivati a Gela da ogni parte del mondo, che fece scalpore sui quotidiani sportivi a tiratura nazionale.
Per inciso, gli unici italiani in squadra furono: Roberto Boscaglia  (attuale allenatore del Palermo) e Peppe Cammarata  (ex d.s. della Nissa).
L’incarico di Direttore Sportivo era affidato a Josè Rubulotta  (italo-argentino originario di Agira ), il quale fece da gancio per portare in Italia, ed in questo a Gela, una moltitudine di calciatori  sudamericani.

Tra i tanti, emergeva il portiere Ruben Omar Sanchez, ex guardiapali del Boca Junior e della nazionale biancoceleste,  ma anche colui il quale scoprì e lanciò nel mondo del calcio  Diego Armando Maradona.
La storia nasce quasi per caso, e mentre Sanchez difendeva  la porta dell’Argentino Juniors, il piccolo Maradona provvedeva a fare il raccattapalle.
Il ragazzo prometteva bene anche, e durante l’intervallo deliziava gli spettatori con le sue magie di palleggio, ricevendo applausi a scena aperta.

Così iniziava la leggenda di Diego Armando Maradona.
Ma vediamo cosa ricorda Mario Vitale di quegli anni.
“Era una squadra fortissima, con seri professionisti che riuscivano ad onorare la maglia del Terranova.  Ricordo lo stopper Pablo Enrique Centrone (oggi tecnico del Guatemala) e Daniel Enrique Mammana compagno di Maradona . Rubulotta invece era un procuratore legato all’agente di Maradona che si chiamava Cyterspiller.

Mi ricordo l’anno in cui il Pibe de Oro arrivò a Napoli, dopo una breve parentesi con il Barcellona, anche perché coincide con la data del mio matrimonio.

Prima di partire per le vacanze natalizie, – racconta Mario Vitale – Rubulotta mi invitò insieme a Sanchez, a Mammana ed a Centrone di seguirlo a Napoli per andare a trovare e salutare Maradona. Partimmo in treno e arrivammo a Soccavo dove si allenava il Napoli.

Quando Maradona riconobbe i suoi ex compagni, si fermò e li andò ad abbracciare. Poi ci diede appuntamento per sera, in un posto incantevole di Posillipo, al ristorante  ” Rosiello “.  Arrivò con una Ferrari e due belle ragazze donne.
Una cena ad alto livello, a base di pesce e frutti di mare accompagnati da un buon vino di Acerra. Con lui ho avuto un interessante scambio di opinione

Maradona, infatti, era un innamorato del calcio di periferia, e mi trovò d’accordo sulla inutilità delle scuole calcio che stavano vedendo l’albore. Lui come me , era per un gioco di strada, e non per i giocatori costruiti come robot. Il discorso era diventato molto interessante e Maradona apprezzava le mie idee.

Mi fece tanti complimenti definendomi un gran intenditore di calcio e sfotteva Rubulotta, dicendogli: Josè, il mister Vitale ha ragione. Ma la cosa più simpatica è stata quando lui continuava a chiamarmi mister, mentre io gli davo del tu.

Pioui mi svelò una cosa che ai più non è nota: Diego Armando Maradona, prima che si trasferisse a Barcellona, era stato proposto alla Juventus. Un dettaglio non da poco che mi fece raddrizzare i capelli.
L’artefice di tutto era stato Gianni Di Marzio, ex allenatore di Napoli, Catania, Cosenza, che lui conosceva bene.

Il fatto che Diego apprezzasse le mie idee mi confortò molto. Ad un certo punto della serata decidemmo di spostarci in discoteca , dove al suo ingresso si scateno’ una bolgia. All’interno trovammo alcuni giocatori del Napoli, come Careca e Salvatore Bagni col vice presidente Celentano e il massaggiatore Carmando

Per me è stata una serata fantastica , per la prima volta mi ubriacai, anzi mi fecero ubriacare. Con Diego mi trovai subito a mio agio. Alla fine mi disse : Caro Mister , lei come allenatore , non fara’ mai carriera, è troppo trasgressivo, peggio di me. Ma l’apprezzo. La vita va vissuta e goduta.  Ma Lei è un grande. Ci siamo salutati con un grande abbraccio. E con la promessa di rivederci….si caro Diego, stavolta credo che chiedero’ il permesso prima a San Pietro, chissà in quale girone ci avrà designato.  Ci stringeremo la mano. A presto”