Amarezza Akragas. Ma almeno ci abbiamo provato!

Oggi è il giorno del mio compleanno e Dio solo sa quanto come regalo mi sarei voluto donare la salvezza sportiva della mia tanto amata Akragas.  Il rammarico è tanto, l’amarezza e la delusione forse anche di più, ma tant’è, perché almeno non avrò mai il senso di colpa, per non averci almeno provato, a salvarla.

Da piccolo uomo, da semplice cittadino, da umile componente di questa nostra società agrigentina troppo spesso abulica ed avvezza solo al lamento, ovvero alla critica verso l’operato altrui, ho deciso da solo, di mia iniziativa, senza aver mai ricevuto nessun incarico da parte di nessuno, spinto soltanto dalla grande passione e dell’amore verso i colori bianco e azzurro della squadra di calcio della mia città che versavano e versano in gravi condizioni economiche, di sbracciarmi, come so per certo anche pochi altri hanno fatto, cercando qualche soluzione tra le mie numerose conoscenze, al fine di regalare un futuro sereno ad un club che nonostante il recente sogno della riconquista della serie professionista adesso si trova nuovamente al capolinea riconsegnandosi forse troppo velocemente ad un nuovo anonimato.

Ed ecco, quindi, che ne parlo un giorno con un mio carissimo amico di origini iraniane, il quale spesso mi racconta della sua tanto amata patria. Di quanto economicamente forte sia il suo paese con le sue ricchezze e le sue bellezze, ma allo stesso tempo complessa e penalizzata dai numerosi accordi internazionali che la soggiogano, impedendole di fare quel definitivo salto di qualità che altre nazioni hanno invece avuto la possibilità di compiere, e superando anche i luoghi comuni che da una parte guardano all’Iran come ad un luogo pericoloso del Medio Oriente a causa del terrorismo islamico, dall’altra guardano all’Italia ed in particolare alla Sicilia, come alla culla della mafia, della lupara, della coppola, incutendo altrettanta preoccupazione tanto da non preferirla come meta di vacanza nè di lavoro.

Partendo dal desiderio di entrambi quantomeno di contraddire i rispettivi stereotipi, io ed il mio amico iniziamo un percorso che dura diversi mesi in cui lui da una parte comincia ad alimentare e divulgare tra le aziende iraniane che operano in occidente la possibilità di entrare nel mercato italiano acquistando quote societarie della nostra squadra di calcio. Non è per niente semplice superare la diffidenza degli imprenditori tutte le volte che a fine colloquio di lavoro viene a loro detto che la città in questione si trova in Sicilia. La preoccupazione supera gli interessi economici. Ma più di qualcuno lo troviamo.

Io, intanto, contatto l’avvocato Enzo Caponnetto, al quale presento il mio amico e spiego che forse da quella parte del mondo, in Iran, si potrebbe celare la salvezza della nostra squadra del cuore. Siamo a settembre del 2017, stagione appena iniziata, e di nomi di cordate o di imprenditori interessati ad Akragas se ne fanno continuamente, ma a noi non interessa la pubblicità, a noi interessa salvare la squadra senza alimentari false illusioni nella tifoseria, perché tifoso sono anche io e so cosa significa la speranza.

Beh, almeno per diversi mesi riusciamo nell’intento di tenere tutto abbondantemente sotto traccia, qualcuno sente, ma non ci crede (per fortuna nostra), fino a quando, convinti i primi iraniani a venire ad Agrigento, non inizia una lunga serie di richieste di visti d’ingresso all’Ambasciata italiana di Tehran e di lì a seguire anche le visite che purtroppo non sono passate inosservate. Nonostante gli sforzi si era sparsa la voce che vi fossero degli stranieri interessati ad acquisire le quote societarie dell’Akragas.

La prima visita va benissimo, tanto che i nostri amici intendono subito ricambiare la cortesia, invitandoci a loro volta in Iran, anche loro desiderosi di sfatare quanto di male immaginiamo di questo lembo di terra. L’intero viaggio è a totale carico loro.

Con Enzo ed il mio amico partiamo a fine gennaio per Teheran con qualche legittima preoccupazione e molte speranze. Lasciamo famiglie e lavoro per andare da un’altra parte del mondo per fare un tentativo, salvare l’Akragas, sapendo già che nonostante quello che stiamo per fare ci saranno sempre quelli che non capiranno e diranno ogni sorta di male contro di noi. Ma noi non pensiamo minimamente a costoro, anzi, il nostro pensiero è costantemente rivolto a tutti quelli che amano il gigante e pensare di regalare il sogno della salvezza societaria non ha veramente prezzo. Questo ci motiva e ci da una grande forza ed un grande coraggio.

Dopo un viaggio a dir poco impegnativo per le numerose ore di volo stretti come sardine specie nel secondo tratto, quello che da Istanbul ci ha portato a Terhan, arriviamo in nottata nella capitale persiana. Inutile raccontare l’impatto emozionale avuto appena le ruote del boeing hanno toccato il suolo mediorientale, con l’armonico dispiegarsi di veli che in pochi brevissimi secondi hanno avvolto tutte le donne presenti sul nostro volo. Benvenuti in Iran, abbiamo pensato noi.

La due giorni nella capitale iraniana è stata molto proficua. C’è da battere la resistenza e i dubbi di quegli imprenditori che vogliono investire i loro capitali ma nutrono dubbi. In qualche modo la nostra presenza e le nostre li tranquillizzano. Gli uffici sono un continuo via vai di gente, non so nemmeno quante persone ci hanno presentato, tutta gente di altissimo livello, Amministratori Delegati o proprietari di aziende con capitale sociale o fatturati da capogiro. Rimaniamo abbagliati. In fondo a noi ne basterebbero un paio di queste grosse aziende. Il primo giorno però inizia benissimo perché il primo personaggio che arriva nella sede della holding è anche quello più importante della nostra due giorni. Questo ci mette subito di buon umore e ci lascia ben sperare. Il Dr. Karimouee, infatti, è AD di una delle più importanti aziende persiane con più di 30.000 dipedenti, e tra le sue aziende ha un club di calcio che milita nella serie A iraniana. A pranzo, dopo una mattinata di colloqui, la stretta di mano che sancisce l’accordo. Non ci crediamo, siamo molto emozionati, ci siamo riusciti. Non stiamo nella pelle.

Ci sono diversi problemi di natura burocratica da risolvere, uscita dall’embargo compreso, per cui per essere sicuri di non incappare in qualche brutta sorpresa vogliamo avere le idee ancora più chiare per cui chiediamo di essere ricevuti dall’Ambasciatore italiano a Tehran che la mattina del secondo giorno, ci riceve molto gentilmente così come in modo molto esaustivo ci spiega i pro e i contro di un operazione come quella che vogliamo fare noi, estero su estero, che è certamente molto suggestiva ovvero dai risvolti sociali oltre che economici non di poco conto.

Il pomeriggio del secondo giorno trascorre a trascrivere gli accordi stipulati in italiano, a tradurli in inglese in tempo reale grazie anche alla grande collaborazione di Roberto Caponnetto, che dalla sua sede in Asia ci aiuta in una sorta di lavoro di squadra internazionale, Italia, Iran, Cina. Evvai.

Ripartiamo dopo la mezzanotte dall’Aeroporto Khomeini. Due voli notturni che grazie a quasi 3 ore di fuso orario ci riportano a Catania già alle 8 del mattino.

Siamo distrutti, siamo stanchi, però siamo contenti. Un sacrificio, un grosso sacrificio, che potrebbe valere tantissimo per il popolo biancazzurro.

Passano alcune settimane dove non ci fermiamo mai. Riunioni su riunioni. La voce del nostro viaggio si è sparsa, adesso in molti sanno, nonostante abbiamo sempre mantenuto un profilo molto basso, che c’è una speranza. In città arriva a fine marzo 2018 il dr. Karimouee, insieme alla sua famiglia. Desta subito un ottima impressione a tutti quelli che hanno l’occasione di parlarci di vederlo da vicino. E’ un grande conoscitore di calcio, è una persona dal grande spessore umano e professionale. E’ certamente una persona seria, un uomo d’altri tempi come si dice oggi quando incontri una persona garbata e molto educata. A lui ed alla sua famiglia Agrigento piace. Lui vede lo stadio, Fontanelle, l’Akkademia. Conosce i ragazzi del vivaio, vuole salutare i giovani della Berretti a cui nello spogliatoio parla da nuovo proprietario dell’Akragas. Siamo tutti molto emozionati. Siamo ad un passo dalla svolta. L’ultima riunione, nello studio Caponnetto è decisiva. Karimouee ci dice: “La compro. Non importa dei debiti, non importa se ci sono dei problemi, non importa se ci posso perdere dal punto di vista economico, l’Akragas la prendo io. Sono sicuro che possiamo fare un gran lavoro.”

Ma mentre noi tiriamo un bel respiro di sollievo e siamo manifestatamente soddisfatti per il raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissato, in campo internazionale intanto sta accadendo qualcosa che noi minimamente possiamo immaginare ci possa interessare, ci possa toccare. Proprio nelle stesse settimane gli USA, decidono unilateralmente di non aderire più all’Accordo internazionale sul Nuleare (Joint Comprehensive  Plan  of  Action). Beh, allora? A noi cosa può interessare di cosa fanno gli USA. Che c’azzecca con l’Akragas? Diciamo che non lo capiamo subito. Diciamo che ci mettiamo un pochino a capire che il nostro certosino lavoro, tutto l’impegno messo, i giorni di lavoro e la famiglia sacrificati, le ferie prese, stava per andarsi a benedire.

In Iran sta accadendo quello che mai si era verificato, nemmeno nei tempi più bui. Sta iniziando una inflazione senza precedenti. Da settimane la moneta di valuta ufficiale, il Toman (che prende il posto dello storico Rial), perde percentuali importanti nei confronti di Euro e Dollaro. Un anno fa 1 dollaro oscillava tra i 36mila e i 41mila rial, mentre l’Euro si scambiava a 45mila rial. A fine marzo, quando Karimouee venne ad Agrigento, per scambiare 1 Euro dovevi mettere sul piatto addirittura 60mila rial. Una perdita incredibile, che stava per avvicinarsi a quelli drammatici delle ultime settimane, con l’inflazione che è arrivata a cifre record, oltre il 50%.  (Fonte: http://www.lastampa.it/2018/04/24/esteri/liran-travolto-dalla-crisi-precipita-il-valore-del-rial-xpmqNvVSnSDmA39cAx8MqI/pagina.html)

Ecco, spiegato, perché non arrivarono subito i bonifici già a fine aprile. Si sperava in una risoluzione a breve della situazione. Si sperava che l’inflazione si sarebbe arrestata prima o poi. Non poteva che essere così. Del resto mai era arrivata a quei livelli. Invece, la corsa di Euro e Dollaro è stata devastante, tanto da indurre il Governo di Tehran a porre rimedio attraverso misure drastiche, tra cui l’impossibilità a scambiare moneta in euro ed uscire capitali fuori dall’Iran.

Ad oggi, quindi, detto che la volontà ad acquistare c’è, rimane l’impossibilità di farlo per questioni che non dipendono dalla volontà di entrambe le parti. Il problema Akragas rimane tale e quale ad 1 anno fa. Non ci sono le possibilità per andare avanti. Il termine perentorio del 13 luglio sta per giungere, poi sarà la fine.

Per questo c’è grande dispiacere, frustrazione, delusione, anche se stavolta è limitata, dal momento che per me e quei pochi che ci abbiamo messo, anima e corpo, siamo anche relativamente sereni, perché almeno ci abbiamo provato.

Ne approfitto per ringraziare pubblicamente chi insieme a me ci ha provato a salvarla l’Akragas. Enzo Caponnetto, Hamid Rasouli ed Ernesto Russello, in primis, a seguire tutti quelli che ci hanno fisicamente supportato dedicando anche loro tempo e lavoro affinchè riuscissimo in questa impresa, e mi riferisco al Presidente uscente Alessi, al segretario Filippazzo, all’A.S. Davide Sardo, al prof. Gaetano Gucciardo, a Roberto Caponnetto, oltre ai tantissimi amici e tifosi che ci hanno sostenuto con i loro messaggi e le loro telefonate, ovvero alla mia famiglia per la grande pazienza.

Ci tengo particolarmente a ringraziare, tutti i gruppi Ultras che erano pronti a preparare una grande festa di accoglienza alla nuova proprietà cosi come ai Gruppi Val d’Akragas e Tamburinara di Girgenti per la loro gratuita disponibilità a cantare, ballare e suonare in occasione della medesima serata.

Ringrazio per la loro disponibilità immediata a sposare il progetto Akragas (anche il nuovo organigramma dirigenziale era quasi stato completato), anche a tre importanti figure professionali dei quali però non farò nome poichè ad oggi tutte impegnate in altri progetti, che avrebbero ricoperto incarichi in Area Segreteria (in aggiunta al riconfermato Filippazzo), Area Marketing e Team Manager.

Infine, ringrazio anche quelli che sono sempre stati scettici, increduli, astiosi, perché con le vostre critiche ed i vostri “Non ci credo” e “Tutta una sceneggiata”, “Ma che roba gira ad Agrigento”, “Ma a chi volete prendere in giro”, ecc, ci avete dato la forza per andare avanti e provarci sempre di più. Sappiate che ci abbiamo provato anche per voi.

Detto questo, ribadisco il concetto. Siamo sereni, perché il tentativo è stato fatto, noi ci abbiamo provato. La porta iraniana rimane sempre aperta, in attesa di tempi migliori.

Per il resto sempre forza Akragas!

A seguire, il docufilm del nostro viaggio in Iran.

Alcuni link di articoli correlati all’attuale crisi economica dell’Iran.

(http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-05-07/iran-svalutazione-e-inflazione-rendono-regime-piu-debole-200317.shtml?uuid=AENhSXkE)

(https://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/iran-svalutazione-rial-economia-scontro-politico-usa)