L'ex presidente Ezio Ruvolo
Il presidente del Ribera Ezio Ruvolo
Il presidente del Ribera Ezio Ruvolo

«A fine stagione calcistica potrei lasciare la guida del Ribera perché la società con l’attuale pubblico e con gli sponsor non è un condizione di potere proseguire finanziariamente. Basta pensare che la prossima trasferta della squadra, domenica a Cava dei Tirreni, per incontrare la Pro Cavese, ci verrà a costare circa 6 mila euro».
A parlare così determinato, lanciando quasi una sfida alla città, alla pubblica amministrazione e agli imprenditori locali, è il patron della società riberese Ezio Ruvolo che vorrebbe vedere ogni 15 giorni lo stadio comunale ricolmo di tifosi e sportivi non solo di Ribera, ma anche dei paesi vicini perché lo spettacolo calcistico che il Ribera offre è di un buon livello.
La denuncia del presidente Ruvolo, che ha paventato un certo suo disimpegno dal settore calcistico, è avvenuta subito dopo la partita contro la Sambiase il 6 gennaio scorso, il giorno dell’Epifania, quando lo stadio comunale non si è riempito a dovere.
La tribuna presentava degli spazi vuoti forse perché diversi sportivi hanno preferito rimanere a casa in famiglia nella giornata di festa e di riposo cittadino.
Certamente una buona squadra di serie D, come il Ribera, che sta disputando un eccellente campionato (quinto e sesto posto in classifica che potrebbe fare intravedere la possibilità di disputare la fase finale dei play off), non può accontentarsi dei 600-700 spettatori che di norma riempiono in parte la struttura sportiva, ne richiede almeno il doppio per dare un po’ di linfa finanziaria alla asfittiche casse sociali.
«La società sta facendo il proprio dovere, lo staff tecnico e la squadra lo stesso – continua ancora il presidente Ruvolo – per cui ci aspettiamo una precisa risposta dai cittadini, dagli sportivi e dai tifosi che devono arrivare allo stadio in un numero sempre più crescente, specie per il fatto che la squadra gioca bene e offre degli spettacoli calcistici mai visti prima d’ora nella città delle arance. Il problema è esclusivamente finanziario in quanto un campionato di serie D è davvero costoso».
Il massimo dirigente calcistico riberese forse sperava nell’aiuto della civica amministrazione, ma con la crisi generalizzata degli enti locali sperare nei contributi comunali diventa davvero un miraggio.
I tanti produttori agricoli, che avrebbero potuto offrire un contributo economico per pubblicizzare le arance dop di Ribera in campo nazionale, attraverso la squadra di calcio, si sono ritrovati con una parziale crisi del comparto agricolo e il prezzo di vendita degli agrumi non sempre remunerativo.