Akragantini nel mondo. Che delusione il ritiro dell’Akragas.

di Filippo D’Aleo

Un’altra domenica senza Akragas. Si è vero oggi perché il campionato è fermo ma in realtà per noi tifosi questo mese di marzo 2025 è iniziato nel peggiore dei modi: la fine della partecipazione al campionato di serie D.

Ora da tifoso appunto mi piacerebbe far comprendere cosa significhi per me, anzi per noi tifosi “Akragantini nel mondo” tutto ciò.

Partire dal fatto che io personalmente sono ormai quasi 20 anni che vivo in provincia di Monza, dopo avere vissuto nella “mia” Agrigento, dalla nascita e fino ai 31 anni.  Prima partita vista all’Esseneto quel maggio del 1983, per festeggiare la promozione in serie C1, giocando contro una squadra di serie A: Akragas vs Avellino. In porta c’era un certo Stefano Tacconi. Mi portò allo stadio lo zio di mio Padre, Settimio. Nonno del nostro capitano Alfonso Cipolla, che all’epoca non era ancora nato.

Da quel momento per me bambino giurgintano di soli 8 anni, è esistita solo l’Akragas (solo una piccola parantesi bianconera per andare contro mio fratello, ma nel tempo si è affievolita).

Negli anni ’80 andare allo stadio Esseneto era quasi un obbligo, sono cresciuto come molti coetanei con i mitici Colucci e Catalano come eroi del momento. Insomma questo per dire che l’Akragas è sempre rimasta nel mio cuore e lo è tutt’ora. Anzi a distanza l’amore per la squadra del cuore diventa ancora più forte. Potrei andare a San Siro o al Brianteo a vedere la serie A, ma ad oggi mai andato una sola volta. A distanza io ma anche tanti altri amici  AKRAGANTINI NEL MONDO, con cui ci sentiamo e confrontiamo in una chat whatsapp, negli anni abbiamo comprato abbonamenti o anche singoli biglietti, di cui  naturalmente non abbiamo mai usufruito, abbiamo comprato merchandising biancoazzurro, per sentirci sempre uniti con il nostro GIGANTE.  Ritenendo doveroso che ognuno faccia la propria parte per sostenere la propria squadra del cuore.

Ma chi dirige una squadra cittadina deve avere bene in mente cosa ha tra le mani.

Avere in mano l’Akragas non significa avere in mano una proprietà privata di cui non si debba rendere conto a nessuno. Perché se si vuole lo stadio pieno bisogna essere il più trasparenti chiari possibili. Ora un merito a questa società bisogna darlo: avere riportato la squadra in serie D. Su questo non ci piove.  2 anni fa chiudere il campionato primi in classifica è stato entusiasmante. Il DS Russello ha fatto un magnifico lavoro.

E poi… ?

E poi abbiamo visto entrare in società di tutto e di più.

Tutte presentazioni in pompa magna, nomi altisonanti, quasi a volere buttare fumo negli occhi dei tifosi biancoazzurri. Peccato però che è risaputo che il tifoso del Gigante è di palato fine, e se esiste un settore della tribuna denominato goliardicamente (mica tanto) FORBICI, un motivo ci sarà, o no ?

Morimoto, Litteri, Llama, ecc. Tutto molto bello quasi a volere appunto far presagire un campionato di vertice. Ma serviva ben altro per un campionato di vertice, soprattutto con la presenza di quel Trapani di Antonini, che ci ha augurato tanti anni di serie D (magari). Comunque bene o male ci siamo salvati nel primo anno di serie D.

Veniamo a quest’anno. Direi che citare l’asticella sia ormai più che imbarazzante (malumunnu quannu ci scappà di mmucca).

Dico io, ma come ti viene in mente di non rinnovare Capitan Cipolla, scrivendo una scusa ridicola (La Società pretende che ogni tesserato svolga assiduamente il lavoro per l’Akragas. Dunque, i dirigenti biancoazzurri hanno deciso di non avvalersi delle prestazioni di Alfonso Cipolla), smentita qualche mese dopo, esattamente nel monologo del 22 novembre scorso, dove ad un certo punto (“adesso voglio togliermi qualche sassolino sui giocatori agrigentini”), sentiamo (al minuto 23’05”), dire testuali parole “ noi non abbiamo riconfermato il capitano Cipolla, e quella è stata una scelta personale mia…”

La delusione e il disamoramento da parte mia ma credo di potere rappresentare il pensiero di molti tifosi, è stato quel permettere a mister Rigoli di andare via. Ascoltare una “conferenza stampa” dove la proprietà, facendo spallucce, dichiara che loro non c’entravano niente e non potevano fare niente di fronte al fatto che ad alcuni giocatori il modulo di mister Rigoli non piaceva, è stato ancora una volta imbarazzante oltre che naturalmente è stato chiaro che in quello spogliatoio, con molta probabilità non si facessero gli interessi dell’Akragas, ma interessi personali:

“Tizio e Caio hanno ancora una carriera davanti e si devono mettere in mostra, e quel modulo non va bene. Sempronio e Plutarco sono figli, cugini e parenti di…”

Ad un certo punto noi tifosi abbiamo rivisto il vecchio allenatore che mette (ma è stata davvero volontà sua), fuori rosa 2 calciatori. Oggi possiamo dire ingiustamente visto che nel frattempo uno dei 2 ha chiesto una mano alla giustizia per far valere i propri diritti.

Tutte decisioni prese dall’oggi al domani, accompagnate da continue sconfitte in casa e fuori, ed ultimo posto sempre più biancoazzurro.

Continuiamo a sentire conferenze con dirigenti che affermano di assumersi la responsabilità, ma che poi restano ben saldi al proprio posto. Io credevo che uno che si assume la responsabilità, stia dicendo “si ho sbagliato, non si ripeterà più altrimenti mi faccio da parte”. Sentiamo addirittura che i calciatori e non la società, si auto-mandano in ritiro. Una volta la società mandava in ritiro punitivo la squadra, togliendo ogni comodità. Ed invece sulla pagina ufficiale vediamo una bella tavolata con brindisi di vino rosso, quasi a volere festeggiare (cosa esattamente non ci è dato di sapere).

Naturalmente sono continuate prestazioni con scarsi risultati e ciò nonostante la tifoseria non è mai mancata, incitata anche da noi tifosi fuori sede, a seguire i nostri ragazzi a Pompei.

Insomma, siamo ai giorni nostri dove si è parlato di un investitore vicentino, che avrebbe dovuto rilevare l’attuale società. Nessuno lo conosceva, ma la società ce lo ha presentato (immagino dopo avere fatto le opportune verifiche, altrimenti sarebbe l’ennesima prova di dilettantismo), come il nuovo azionista di maggioranza nonché presidente.

Grazie a lui abbiamo scoperto una visura camerale della nostra Akragas, dove c’erano segnati i nomi di 6 soci. Questi a quanto abbiamo capito non capendo da chi avrebbe dovuto acquistare si è tirato indietro. Forse non era davvero intenzionato ad acquistare, boh chi può dirlo?

La campana fa din ma anche don. Di certo c’è, che allo sceriffo, le quote del 48%, sono state cedute da 3 dei soci indicati in quella visura camerale.

Insomma senza volere entrare troppo in questioni burocratiche che poco importano per noi tifosi, di certo la chiarezza e trasparenza è un requisito essenziale da perseguire se veramente si vuole cedere la società, per consentirle di salvarsi.

Ed invece la realtà dei fatti dice che, ad oggi domenica 16 marzo, quell’organico tanto decantato come bastevole per salvarci, di fatto è bastato a farci mantenere l’ultimo posto. La promessa di concludere comunque il campionato, non è stata mantenuta.

Di fatto i colori bianco blu sono stati mortificato ancora una volta, ed io personalmente non potrò che ricordarmi di questa società più che per la conquista della serie D, per questo anno a dir poco vergognoso.

Mi auguro di potere vedere risorgere ancora una volta la mia amata AKRAGAS, con una società forte e solita, ma soprattutto ben organizzata dal punto di vista del management finanziario. Basta dilettanti allo sbaraglio. Di quelli ne abbiamo visti fin troppi.

Sempre e comunque fiero di essere Agrigentino

FILIPPO D’ALEO

FORZA AKRAGAS

FORZA GIGANTE