Intervista in esclusiva con il patron gialloblù Giuseppe Deni, che spiega le ragioni, per le quali, molto probabilmente, si vedrà costretto a lasciare il Licata.
– Come mai questa decisione?
“Non ci sono le giuste condizioni per andare avanti. Con tutta la buona volontà, saldando tutte le pendenze in atto nei confronti di Lega ed Ufficio delle Entrate, a Licata non mi amano. Il mio compito era quello di traghettare la società in mano a gruppi imprenditoriali locali, che si sono fatti sordi. C’era un gruppo disposto, che aveva manifestato interesse, ma poi si è tirato indietro, rifiutandosi di ricevere il nostro direttore generale Terranova. L’Amministrazione ha fatto la fine che ha fatto, l’imprenditoria licatese altrettanto, per cui non ci resta altro da fare”.
– A quanto ammontavano i debiti della società?
“A circa undicimila e trecento euro, per delle pendenze con alcuni giocatori, di cui un paio, sono stati regolarmente saldati. Resta fuori Lo Piccolo con il quale, quasi sicuramente, chiariremo ogni cosa in sede giudiziaria”.
– L’iscrizione al prossimo torneo di Eccellenza è avvenuta?
“L’iscrizione è avvenuta, ma non formalizzata. Ero disposto a regalare il titolo, se ci fosse stato un gruppo disposto a caricarsi il Licata, ciò non è avvenuto, e ne devo trarre le giuste conseguenze. Io sono sempre pronto a fare la cessione delle quote per gente che ha, a cuore le sorti del Licata”.
– Adesso Giuseppe Deni cosa farà.
“A gennaio quando sono tornato, ho sempre detto che avevo intenzione di fare calcio professionistico, credo che nella nostra provincia, ed a Licata in particolare, non ci siano le condizioni ideali. Probabile che me ne torni in Romania, dove sono in trattativa con un club di serie B”.














