A volte riaffiorano i ricordi, specie quando segnano la svolta della vita. Ed è il caso dell’ex dg di Lazio, Napoli, Roma, Torino e Juventus, Luciano Moggi che nel suo ultimo libro pubblicato “Il pallone lo porto io”, parla della sua, pur breve esperienza, con la maglia biancazzurra dell’Akragas. Moggi arrivò ad Agrigento sul finire degli anni sessanta, ma la sua permanenza durò pochissimo, meno di quaranta giorni. Eppure, quella esperienza di serie D, ebbe modo di conoscere la città di Agrigento, l’affetto dei tifosi ed il calore dell’Esseneto. Personalmente, lo ricordiamo la sua prima volta ad Agrigento, alto, dinoccolato, quasi in difficoltà nei contrasti ed in ritardo sul pallone.
In questa ultima pubblicazione, in collaborazione con il giornalista Carlino Andrea Ligabue, scrive: “Della mia esperienza nella città dei templi – sono parole tratte dal libro – rammento che a volte a fine allenamento negli spogliatoi non c’era neanche l’acqua calda, del campo l’assoluta mancanza di erba, solo terra che quando cadevi per ginocchia e gomiti erano dolori, lo stadio da seimila posti sempre pieno. Della città – continua – ricordo l’accoglienza della gente, ma anche la povertà e il nulla più assoluto, ricordo un solo cinema come svago, mentre a mare non andai nemmeno una volta, come del resto nella Valle dei Templi. L’esperienza all’Akragas, negativa sotto il profilo agonistico, fu decisiva per il mio futuro”. A fine stagione tornò nella sua Monticiano, dove ad aspettarlo c’era Giovanna, la fidanzata dell’epoca, vinse un concorso da capo stazione, ed ironia della sorte tornò in provincia di Agrigento, esattamente nella stazione ferroviaria di Ribera, dove tutt’ora, ha tantissimi amici. Poi , riuscì a diventare osservatore della Juventus, che fu il suo trampolino di lancio per una carriera culminata con l’esperienza di direttore sportivo sempre con la società bianconera. Del passaggio di Luciano Moggi, ad Agrigento, non esiste alcuna traccia fotografica. In quegli anni, non esistevano cambi, e chi non giocava  andava, direttamente,  in tribuna.