Non c’è che dire, siamo incontentabili. Ci avessero detto, un mese fa, se firmare o meno, per avere oggi, dopo 6 gare di campionato, 10 punti e 4° posto in classifica (a sole 2 lunghezze dalla prima), penso che ad occhi chiusi tutti avremmo abbondantemente cercato il rigo giusto dove apporre la nostra sigla.
Invece dopo 3 vittorie consecutive, contro Catanzaro, Ischia e Monopoli, all’esordio davanti il pubblico dell’Esseneto, completamente rifatto a nuovo, almeno nel look, domenica scorsa contro l’Andria, la squadra biancazzurra ha subito una sconfitta che non sa di clamoroso, poichè ci sta che nell’arco di un torneo, la partita sbagliata, quella storta, prima o poi arriva. E così è stato anche per l’Akragas. Peccato, al massimo, che sia arrivata in una giornata storica e tanto attesa da tutta la tifoseria, la prima partita in casa dell’ex serie C1, dopo aver ottenuto la deroga da parte di F.I.G.C. e Lega Pro, a poter giocare nel proprio stadio le partite interne.
Ma poco importa. Sin dai primi minuti si è capito che la squadra era rimasta negli spogliatoi, forse addirittura in albergo. Saranno state le 3 gare disputate in 7 giorni (quindi per stanchezza). Forse le 3 vittorie di fila (ci siamo esaltati). O forse ancora le emozioni per i 4 mila spettatori presenti alla gara d’esordio. Questo non lo possiamo stabilire.
L’unico dato certo è che nessuno era in giornata. Il che statisticamente è da ritenersi confortante, perchè se è vero che tutti possono avere degli alti e dei bassi nell’arco di una stagione, ben venga il blackout collettivo nella medesima giornata. Vorrà dire che dalla prossima si potrà ricominciare con tutti gli effettivi a rigiocare almeno per altre 5/6 gare ad alti livelli.
Ad essere sinceri, l’unica nota stonata, sono stati alcuni commenti negativi da parte di qualche tifoso o pseudo tale, di qua e di la sui social network, ma niente di preoccupante, l’onda biancazzurra li ha ricoperti. Non si tocca la squadra, non si tocca l’ottimo lavoro finora svolto in modo egregio da Nicola Legrottaglie e dalla società del Presidente Giavarini, quest’ultimo sempre più nei cuori del popolo akragantino per il suo precoce amore nei confronti di questa maglia, di questa città, di questa squadra.
Sarebbe un incredibile autogol criticare un gruppo di uomini che in due mesi sono diventati una squadra ovvero riferimento anche per la società civile agrigentina troppo spesso abituata a sonnecchiare anzichè sbracciarsi per effettuare i cambiamenti tante volte richiesti invano alle varie Amministrazioni pubbliche. Ed anche questo è un fatto positivo.
Per cui c’è da stare allegri e vicini a questa squadra, che come si capisce è ben più che un semplice volano del movimento calcistico della provincia agrigentina. In questo momento rappresenta la voglia di rivalsa, la voglia di emergere ovvero il desiderio di uscire da quel torpore che troppo spesso ci ha avvolti inesorabilmente senza che fossimo capaci di uscirne da soli e vincenti.














