C’è qualcosa che non va. Alla seconda giornata di ritorno (ne mancano ancora 15 alla fine del campionato), la squadra di Vincenzo Feola stecca per la terza volta consecutiva l’appuntamento con la vittoria e manda alle ortiche la ghiotta occasione di tornare in vetta alla classifica. Ancora una volta i biancazzurri devono accontentarsi di un pari sul campo della penultima in classifica. Non certo il Torrecuso, l’Agropoli, il Rende o la Neapolis (oggi a tre punti dal’Akragas).
I problemi estivi ai quali ci si è potuti appigliare fino a qualche mese fa, non possono più essere una ciambella di salvataggio per nessuno.
La società ha messo in campo tutto ciò che poteva: ha preso giocatori di categoria, vincenti ed esperienti. Ha chiamato alla guida della squadra l’allenatore che l’anno scorso guidò la “corazzata” Savoia alla vittoria finale.
“Corazzata”, quella si che era una corazzata. Una squadra che sul proprio terreno non ha lasciato scampo a nessuno. L’Akragas, al contrario, ha già perso 10 punti preziosi proprio nel suo “Tempio”. Leggere la classifica tenendo conto di questo piccolissimo dato, fa già capire che di corazzata, qui, non c’è neanche l’ombra.
Le “corazzate” travolgono tutto, sono impenetrabili e devastanti con i nemici.
Forse c’è una legge fisica che stabilisce che la vittoria finale di un campionato si ottiene solo perché una squadra viene definita “corazzata”? Non mi pare.
Piuttosto a me sembra che di questo termine si faccia un vero e proprio abuso (e personalmente penso che porti anche un po’ sfiga).
E’ più facile invece che qualcuno si sia impropriamente inerpicato sul piedistallo del vincitore prima ancora che la sfida avesse inizio, raggiungendo un’altezza tale da respirare aria troppo rarefatta.
Il campionato si vince con umiltà, serietà, sudore e sacrificio, come predica il presidente Alessi.
E non per “definizione”.














