Akragas, come fai sbagli! Il paradosso è servito
Sei cattivo e ti tirano le pietre, fai bene e ti tirano le pietre, qualunque cosa fai, sbagli. Sembra questo il leit-motiv dell’Akragas di quest’anno.
Tante volte il pubblico dell’Esseneto ha criticato la formazione del tecnico Lello Di Napoli per il non gioco, o meglio per tutte quelle gare giocate aspettando l’avversario di turno, per poi colpirlo in contropiede, di ripartenza. Forse l’esigua forza delle squadre giunte ad Agrigento suggerivano più coraggio o meglio più cattiveria per chiudere alcune gare che potevano regalare i 3 punti.
Martedì, con il Cosenza, probabilmente la migliore delle formazioni viste fin qui sul rettangolo di gioco di via Petrarca, i “Giganti” hanno sfoderato di contro la miglior gara “propositiva” dell’anno, nel senso che per la prima volta, in questo scorcio di stagione, il possesso palla dei biancazzurri è stato quasi sempre per l’intero match attorno al 60% e la voglia di fare gioco era certamente di gran lunga superiore alla media stagionale. Probabilmente la vittoria di Caserta ha “gasato” i giovanotti di casa che hanno cercato di impostare loro il gioco, di fatto producendo più del solito, nonostante le pessime condizioni del campo appesantito dalla pioggia, prestando però, eccessivamente il fianco alle ripartenze dei silani che hanno invece giocato da “Akragas”, cioè difendendosi con ordine ed affondando in contropiede, che è il marchio di fabbrica di diverse squadre di questa “scarsa” Lega Pro. Si scarsa! Almeno tecnicamente. In questa stagione il livello si è notevolmente abbassato, ed è un livellamento verso il basso che ha coinvolto tante, troppe squadre, almeno rispetto alla scorsa stagione.
In effetti, in queste prime 17 gare di campionato, non si è mai avuta la sensazione che l’Akragas fosse inferiore alle avversarie di turno, forse anche per questo si sono sollevate le critiche. Perchè in un campionato mediocre come quello attuale ci si aspettavano probabilmente più vittorie.
Andando alla gara contro il Cosenza, Di Napoli riconferma gli undici che hanno conquistato la vittoria di Caserta, cioè Pane in porta, difesa a 3 con Riggio, Marino e Cazè, centrocampo a 5, con Longo e Russo, esterni, Salandria play basso, Palmiero e Zanini, che si alternavano tra il ruolo di mezzala e quello del trequartista a seconda della fase di gioco. Gomez e Salvemini in avanti.
Partiamo subito col dire che Gomez e Palmiero guadagnano la palma dei migliori in campo in senso assoluto, a ruota Zanini, Salvemini, Longo (anche se troppo sacrificato nel ruolo di esterno, per me dovrebbe giocare più avanti, come minimo dietro le punte), poi molte sufficienze che fanno il paio con altrettante insufficienze se non fosse peraltro per le troppe indecisioni in fase difensiva (che ricordiamo coinvolge tutta la squadra), perchè analizzando i gol subiti, rivedendoli più volte, ci hanno convinto che erano evitabilissimi, che con più attenzione e con meno errori di posizionamento probabilmente non si sarebbero nemmeno subiti.
In occasione della prima rete del Cosenza, ad esempio, a difesa schierata dentro l’area con almeno 6 giocatori, la palla la prende l’unico del Cosenza che ha pure il tempo di piazzarla, potendo anche usufruire di un bel pò di fortuna dal momento che la palla toccata da Pane spiazza Marino che sulla linea di porta era pronto per la ribattuta. Così come nella seconda marcatura è proprio una deviazione con il tacco del capitano a spiazzare Pane. E nella terza, Salandria e Coppola non riescono a spazzare la palla lontanissimo dalla propria area, anzi se la buttano addosso tanto da servirla involontariamente a Caccetta che la può insaccare.
Possiamo quindi disquisire quanto vogliamo su questa sconfitta, che al netto degli errori individuali in fase difensiva, sembra paradossale, ma arriva proprio nel giorno in cui per la prima volta in questa nuova stagione è stata la formazione biancazzurra ad imporre il proprio gioco, lottando fino al 94°, gettando il cuore oltre l’ostacolo, infruttuosamente perchè non porta punti in classifica.














