Il Direttore Sportivo del Torrecuso Filippo Zotti, lascia a fine stagione, ma si sfoga, parlando senza peli sulla lingua. Cenni sull’Akragas, che reputa la squadra più attrezzata del torneo.

“C’è solo da essere orgogliosi – inizia il direttore sportivo – di quanto fatto in questi mesi, di aver tenuto alle spalle piazze importanti di squadre che hanno speso il doppio rispetto a noi. Per perseguire determinati obiettivi, c’è bisogno di motivazioni e a me sono venute meno. Per questo dico che la decisione non è legata al risultato sportivo Nel calcio bisogna credere in qualcosa e se manca anche questo allora c’è poco da fare”.
“Mi sono reso conto che il comunicato emesso poteva sembrare un quaderno di appunti. Deve essere chiaro che non è la posizione in classifica a farci prendere questa decisione, anche perchè rimane più che lusinghiera se consideriamo il budget a nostra disposizione. Sapevamo di andare incontro a delle difficoltà specie perchè a dicembre abbiamo deciso di andare avanti con questa formazione senza rimpinguarla nel numero. Non siamo l’Akragas che ha una seconda squadra a sua disposizione. A noi non va giù il fatto di essere provocati e criminalizzati. In fondo a Natale eravamo primi con la juniores e con la prima squadra, segno che abbiamo vissuto sette mesi importanti, così come può essere importante giocare i play off, ma ripeto, non è quello che conta in questo momento”.

“Arrivi in un momento in cui sei stanco di fare la guerra contro tutto e tutti e di subire soprusi. E’ l’insieme delle cose che sommate portano a non avere più voglia. Ridurre tutto alla doppia ammonizione di Pecora non ha senso. Ecco perchè credo che il mio ciclo si sia chiuso. Al Torrecuso serve entusiasmo nuovo e forze fresche. Fondamentalmente ci dovevamo ritirare dal campionato ma abbiamo deciso di portare al termine la stagione per un titolo sportivo e una storia importante verso la quale abbiamo una grande responsabilità. Ma non mi riconosco più in questo calcio. Tra politica, interessi vari, scommesse e situazioni federali è difficile barcamenarsi. Tutto ciò è lontano dal nostro modo di intendere il calcio”.

“La voglia mi è passata e vedo sfiduciata anche la famiglia Rillo (nella foto). Non so loro, ma per quanto mi riguarda arriverò al 10 maggio e poi mi defilerò. C’è da portare al termine il torneo e fare spazio a qualcuno che può avere maggiore entusiasmo rispetto a me che non ne ho. Non so se la famiglia Rillo vorrà andare avanti ma per me non ci sono più motivi per fare calcio. Domenica è finito il mio ciclo nel mondo del calcio”.

Intervista di Fabio Tarallo