
Emanuele Giulianelli, nasce a Roma nel 1979. Vive in provincia di Milano, scrive di calcio per La Gazzetta dello Sport, per il Messaggero, Four Four Two e molti altri media.
D: Come nasce l’idea di questo libro?
R: Innanzitutto amo scrivere. Ho sempre avuto una passione viscerale per il calcio, quasi maniacale. Mio padre, vedendomi rispondere sempre ai quiz televisivi sul calcio quando ero piccolo, a parlare di calciatori, a correggere i cronisti nel guardare insieme le partite mi ha sempre detto, tra lo scherzo e l’ammirazione: quante ne sai, peccato non poterci guadagnare! Poi arriva l’idea. Passo in libreria con la allora mia fidanzata (ora siamo sposati) e, osservando libri improbabili sul calcio tipo “i 100 gol della Juve più belli” o cose del genere, lei mi ha detto che io avrei potuto scrivere qualcosa di molto migliore. Ne sono convinto anche io. Così mi sono messo in testa di scrivere un libro di calcio, ma non uno qualsiasi. No: il libro di calcio che avrei sempre voluto leggere ma che nessuno ha mai scritto.
D: Dietro una storia si cela sempre qualcosa di importante….
R: Mi piace raccontare, mi piace l’aspetto romantico che si cela dietro tante storie che ruotano intorno al mondo del calcio. C’è un calcio che va sulle prime pagine dei giornali e un altro che gli ruota attorno, tangente, che resta spesso in ombra. Io ho voluto accendere la luce su quest’ultimo. Vorrei che più persone possibili potessero leggere i racconti che ho scritto, per assaporare il gusto di un calcio che non si trova più. O meglio, che va cercato dietro le righe, nelle ultime pagine, nei trafiletti.
D: Hai avuto ei riscontri?
R: Riscontri? Una email di quello che credevo essere il freddo Glenn Peter Stromberg il quale, leggendo il capitolo a lui dedicato che gli ho mandato in lettura in anteprima, mi scrive “Fantastico, bravo!”. Poi un messaggio di Osvaldo Jaconi che mi ha scritto che, nonostante lui conoscesse già il finale del racconto dedicato al suo Castel di Sangro, avendolo vissuto in prima persona, era rimasto incollato a leggerlo fino all’ultima parola.
Emozionante.













