Deni affonda definitivamente l’Akragas. La rabbia dei tifosi sui social.

Solo qualche settimana fa, il patron Deni aveva dichiarato che non avrebbe mai abbandonato la nave in un momento di difficoltà, assicurando tutti che, nonostante la propria delusione, avrebbe sistemato tutto prima di lasciare l’Akragas, la maggiore delle squadre di calcio di Agrigento, nell’anno di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025.

Ed in effetti questo pomeriggio, alle ore 17.00 di mercoledì 12 marzo 2025, è arrivato puntuale il comunicato dove ha dichiarato di aver sistemato tutto. Solo che l’ha sistemata a modo suo, disfacendo ciò che aveva costruito e non come aveva promesso, ovvero portarla fino alla fine del campionato. In fondo, lui l’ha portata in serie D e lui l’ha strappata all’amore e alla cieca fedeltà dei suoi tifosi, migliaia di tifosi sparsi in giro per il mondo.

E non ne comprendiamo il motivo, dal momento che ormai la piazza aveva già assorbito il colpo della quasi certa retrocessione in Eccellenza e la delusione per una stagione iniziata sotto i migliori auspici, con dichiarazioni sontuose di asticelle da alzare e budget aumentato del 30% per effettuare un campionato migliore della passata stagione dove si raggiunse una dignitosa salvezza con diversi turni di anticipo, e finita con un vergognoso e umiliante ritiro.

Alla fine del campionato dell’Akragas mancavano solamente 7 gare, 3 in casa e 4 in trasferta. Se è vero che non ci sono più soldi nelle casse della società e vista l’importanza di non perdere un titolo sportivo glorioso come quello biancazzurro, considerata anche la disponibilità del gruppo giocatori e staff di proseguire ad oltranza frapponendo agli interessi economici la dignità, si doveva proseguire fino alla fine.

Nel corso degli ultimi giorni, i tifosi akragantini si erano assicurati la solidarietà della gemellata tifoseria aretusea, che forti del primo posto in classifica e vogliosi di festeggiare nella loro dirompente stagione che li vede da soli al comando sarebbero venuti in migliaia a riempire il catino dell’Esseneto, probabilmente in oltre duemila proprio per venire in aiuto ai cugini biancazzurri. Stesso discorso per altre due gare interne, contro Licata e Nissa. Detto che probabilmente per i gialloblù ci sarebbe stato il divieto a giungere nel settore ospiti, con i biancoscudati dei tanti ex, Russello, Elezaj, Barrera, Semenzin, Rotulo, Neri e Dalloro, ci sarebbero stato un altro incasso che unito a quello con i leoni avrebbe consentito di terminare la stagione dignitosamente e di conseguenza di salvare il titolo.

E invece, quando, ripetiamo, sembrava che, nonostante la bufera, tutto si fosse acquietato è arrivata quest’altra decisione, l’ennesima, ancora una volta sbagliata sotto i punti di vista e probabilmente totalmente inopportuna, come inopportuni, ci limitiamo a ricordare quelle di quest’anno, sono stati, in primis l’allontanamento di capitan Cipolla, poi quello del grande Pino Rigoli, a finire Garufo e Fragapane, ultimi di una lista di agrigentini che si può dire quello che si vuole ma in quanto legati alla maglia lottavano e sputavano sangue più di altri pur di non sfigurare davanti ai propri concittadini.

Per non parlare dell’andirivieni di giocatori, presentati come bombe di mercato salvo poi non comunicare neanche quando alcuni di loro mestamente lasciavano la squadra. Nel breve giro di pochi mesi, sono arrivati ad Agrigento più di 30 giocatori, molti dei quali non pronti per la causa biancazzurra oppure qualcun’altro sedotto e poi abbandonato, vedi Distefano, Mannina, Lo Cascio, Iddi, Leveh e tantissimi altri spariti nel nulla.

Per non parlare del trattamento riservato a quel gran signore del tecnico Giancarlo Favarin. Ebbene a dicembre, Favarin, comprendendo che le cose non stavano andando per come gli era stato promesso, aveva chiesto di volersi dimettere, poichè avendo ricevuto una buona offerta da un’altra società di serie D, ma di altro girone, non voleva pesare troppo sui bilanci della società akragantina costringendoli a prendere giocatori solo perchè lui li aveva richiesti. La società lo rassicura con promesse rivelatesi false ed il tecnico giunti a fine dicembre, a mercato chiuso, rimane incastrato sul barcone biancazzurro sempre più alla deriva, perdendo di fatto una buona occasione professionale.

Di errore in errore potremmo infierire ancora per un pò, ma siamo stanchi di raccontare quanto di più sbagliato è accaduto in questa tribolata stagione dove molto spesso le colpe su alcune sconfitte sono finite sul groppone delle terne arbitrali che in effetti in più di un occasione hanno penalizzato gli agrigentini, con goal buoni annullati ingiustamente, rigori non concessi, espulsioni comminati ai giganti in maniera quasi gratuita o ai penalty assegnato contro, anche con troppa leggerezza. Ma nell’arco di un anno errori ed aiuti normalmente si compensano, o almeno si dovrebbero compensare, e così non è stato, perchè è anche venuta meno la presenza della società nelle sedi opportune. Ben presto hanno ammainato bandiera bianca infliggendo di fatto una severa punizione ai giocatori rimasti ed una ben più grave mortificazione al fedelissimo pubblico agrigentino, con in primis gli ultras sempre presenti ad incitare la squadra sia in casa che in trasferta. E tutto questo non riteniamo sia stato giusto.

Da parte sua, Deni si difende ribadendo per l’ennesima volta che è stato lasciato da solo, da politica ed imprenditoria. Dunque, alla fine è facile comprendere come sia facile pensare che probabilmente la sua scelta possa configurarsi come una ripicca. Una ripicca in barba ai buoni propositi ed alle promesse più volte fatte ai tifosi.

Intanto, non si è fatta attendere la rabbia dei tifosi sui social:

Matteo Colucci. “Deluso e amareggiato, questa società non meritava la mia fiducia.”

Enzo Cordaro: “Questa è la vendetta di Deni. C’è l’ha fatta pagare.”

Gioacchino Gramaglia: “Complimenti il progetto colpo di grazia lo avete fatto a doc vorrei dire tanto ma mi fermo che è meglio, solo schifo e vomito.”

Roberto Nobile: “È finita, un sentito ringraziamento a chi, dopo aver dichiarato di voler alzare l’asticella rispetto al campionato precedente, ci ha invece portato al disastro e alla vergogna nazionale, allestendo una squadra assolutamente non all’altezza, permettendo ai giocatori di costringere Pino Rigoli, l’unico che avrebbe potuto salvare la squadra, alle dimissioni, disonorando quindi un antico blasone e facendo disamorare anche i tifosi più incalliti! Ciò detto, meglio staccare la spina che continuare così, ripartiremo dai campionati dilettantistici regionali, più forti di prima! Sempre e solo forza Gigante.”

Francesco Bellia: “Chi ha il coraggio di parlare di colpa della classe arbitrale, secondo me ha qualche serio problema ! Ci vuole coraggio di fronte ai teatrini che durano già da inizio stagione.” – ” Partiamo da un presupposto che, vedo, a molti non è chiaro: inutile prendersela con la politica in generale, nella fattispecie con il Comune di Agrigento in primis. I contributi pubblici e le sponsorizzazioni sono VIETATE da qualche anno, le amministrazioni pubbliche non possono finanziare le società sportive gestite da privati. Poi, se si vuole dire che la politica non ha voluto trovare soluzioni tra gli “imprenditori” o presunti tali, allora ne possiamo parlare. Ma chi vuole fare calcio la deve finire di dare le colpe alla politica! Vuoi fare calcio ?? Se hai i soldi, i soci, le risorse, lo fai. Altrimenti fatti da parte e lascia perdere.”

Salvo Ciulla: “Comunque su 7 partite rimanenti 5 sono in Sicilia tra casa e fuori casa e due soltanto fuori. Non trovare i soldi per disputare almeno le 5 partite in Sicilia e onorare il campionato è davvero da imbecilli. Mentre si dilapidano denari pubblici per i festini di capitale della cultura il Comune non interviene trovando i soldi per chiudere onorevolmente il campionato e salvare il titolo Anche qui c’è una responsabilità politica precisa. L’ assenza dell’amministrazione comunale è davvero imbarazzante.”
Daniele Lombardo: “si devono vergognare tutti hanno giocato con la passione e fede di noi tifosi.”

Calogero Proietto: “Vogliono i soldi da tutti … comune, imprenditori ,onorevoli e loro senza un euro in tasca vorrebbero gestire tutto … RIDICOLI E MESCHINI siete riusciti a far scomparire il calcio ad Agrigento. Andate via da questa città non siete degni !”

Agostino Lupo: “Influencer, direttori improbabili, dichiarazioni imbarazzanti ed una vagonata di lecchini schiavi dell’accredito al seguito. Cosa mai poteva andare storto?”

Pippo Brucculeri: “Ipocriti (rivolto alla classe politica), non avete fatto nulla per salvare la Società, avete lasciato tutto il peso a Deni al quale rivolgo tutta la mia solidarietà! E’ una brutta storia per Agrigento città dell’incultura 2025.”

Gerry Montana: “Oggi 12 marzo il “patron” ha il piacere di condividere con tutti noi il suo TRIPLETE !!! Dopo il fallimento dell’Imolese e i pochi mesi catastrofici di Licata, ha il piacere di annunciarci il fallimento del Gigante. Complimenti “patron”.

Roberto Diliberto: “Purtroppo vado controcorrente non è una brutta figura per Agrigento città perche quelle poche persone che potevano intraprendere una strada per salvare il titolo e magare fare ripartire una rifondazione con una società forte non si sono avvicinati per colpa di una dirigenza truffaldina imbrogliona e che curava solo i propri interessi con l’obiettivo di accaparrarsi lo stadio per uso e scopo di lucro anche se si è dimostrato un bluff il sig canzonieri ha scoperchiato tutta la vergogna che regnava dentro questa società e vorrei sottolineare che questa fine doveva avvenire già l’anno scorso solo che la fortuna ci è stata amica e si sono ritirate due squadre e noi con una squadra mediocre siamo riusciti a tenere la categoria perciò se c’è da prendersela con qualcuno rivolgetevi all’attuale dirigenza non i politici non gli imprenditori e nemmeno i tifosi che hanno disertato lo stadio perché questa azione doveva essere fatta già ad agosto. A questa gente non daranno mai un centesimo anziché accusare la politica accusate la dirigenza che non ha voluto consegnare i libri contabili nelle mani del sindaco dare i soldi a questa dirigenza vuol dire darli e carusi. E come si dice ad Agrigento San calò manu e carusi.”

Stanislao Castellaccio: “Deni e Callari non fatevi più vedere ad Agrigento, MISERABILI.”

Sabino Taormina: “La famosa asticella ci ha portati al baratro, VERGOGNA.”

Calogero Cirlincione: “Secondo me è sbagliato ritirare la squadra, si potevano mandare i giocatori e continuare con i ragazzi locali per salvare il titolo sportivo in eccellenza il prossimo anno.”

Renato Mossuto: “VERGOGNOSI TUTTI! SPARITE E NON METTEVI PIÙ IN BOCCA LA PAROLA AKRAGAS! Già solo nominarla per voi è un onore, perciò andate a casa e non fatevi più vedere! Forza gigante sempre .”

Donato Proietto: “Ad inizio campionato hanno dichiarato che c’era una programmazione pluriennale ed ora non sono capaci, mandando quantomeno in campo i giocatori del settore giovanile, a concludere almeno il campionato evitando il fallimento. VERGOGNA.”

Giuseppe Iacolino: “PISANO DOVE SEI ADESSO??? Siete bravi soltanto con le parole voi politici ad ingannare gli stupidi che ripongono una speranza in voi altri! Certo che si poteva continuare con i giovani, ma hanno preferito farla fallire per farla pagare al sindaco ed agli ultras. Bravi tutti, complimenti. SIAMO AGRIGENTO CAPITALE DELLA VERGOGNA! FALLITI.”

Agostino Costanzo: “Mi dispiace tantissimo per questa situazione. Chi paga sono sempre i tifosi, ecco l”ennesimo fallimento di fannulloni che si credono imprenditori. Agrigento resterà per sempre! Un saluto da Frattamaggiore. NON MOLLATE!”

Mario Billitteri: “Salve ho fatto lo steward per 26 gare in serie c allo stadio Esseneto,e mi dispiace tanto per voi tifosi agrigentini…. Agrigento non merita tutto questo. Un abbraccio da Palermo.”